I FUOCHI DI SAN GIOVANNI

Era una ricorrenza importante.

Attesa dai giovani, soprattutto e dai vecchi legati alle tradizioni. Il luogo ove ci si riuniva era il piazzale a destra della Chiesa del Rosario in cima all’ultima scalinata prima di arrivare alla chiesa. L’ampio piazzale davanti ad essa permetteva di spaziare con lo sguardo fino ai monti che circondavano la valle, fino al fiume che, da Viggianello, dopo aver azionato le turbine della centrale elettrica del Mercure, riprendeva il suo corso, e nella piana, prima di Laino, assumeva il nome antico di Lao.

Lo spettacolo era stupendo: case sparse per la campagna, pareva si affacciassero da un altro mondo, sorridendo.

Su questo ampio piazzale che guardava prima sui tetti delle case, che ostentavano i loro comignoli sugli embrici marroni, si accalcavano le famiglie che si radunavano in attesa. Tutti avevano portato il loro contributo in legna per far più grande il falò che si accendeva in onore di San Giovanni. Una enorme catasta di legna faceva bella mostra di sé in attesa di far parte viva del fuoco che si stava preparando tra l’allegria di grandi, giovani e piccini. Non mancavano i vecchi che avevano portato le sedie per sedersi e godersi lo spettacolo in prima fila. Si erano già sedute compostamente le due vecchiette cieche, che non mancavano mai alle funzioni e, soprattutto, a quella del martedì nella Chiesa di Sant’Antonio. La loro umile casa era ai piedi della scalinata che conduceva al piazzale ed alla chiesa. Sembravano ringiovanite e allegre tra l’euforia di grandi e piccini. L’immagine della Vergine dipinta sulla facciata della chiesa sembrava più luminosa e sorridente per quella festa annuale molto sentita da tutto il popolo. Erano i giovani più intraprendenti a dare inizio alla preparazione della catasta di legna da bruciare per far sì che, al grido di “Viva San Giovanni”, le fiamme del fuoco si elevassero più alte possibile, arrossando e illuminando i volti degli spettatori presenti.

C’era chi aggiungeva ceppi secchi al fuoco per incrementare le fiamme e generare così la bracia necessaria a preparare il letto sul quale camminare, reso piano e quasi liscio dai fuochisti addetti a questa funzione. Tutti volevano toccare il fuoco, quasi fosse un rito propiziatorio o un gioco serio, da adulti esperti, intensamente coinvolti, e a preparare questo letto di bracia, dopo il consumo della legna, lasciata da un lato una parte del falò ancora vivo e acceso per illuminare i volti e la scena del rito. Vi regnava una magnifica confusione, un va e vieni tra gravi, involontarie spinte per guadagnare i primi posti, per prenotarsi a passare, per farsi coraggio a vicenda, giacchè, nel cuore soprattutto dei più giovani, regnavano il timore e l’indecisione. I più spavaldi andavano avanti e indietro. Aggiustavano le braci col bastone preso in prestito dai fuochisti, per darsi un contegno ed assumere l’espressione decisa e pronta per quel passaggio, soprattutto se c’era, nel gruppo dei presenti, la loro ragazza. Quando il letto di bracia fu pronto e il capo anziano dei fuochisti diede il via, cominciò veloce il passaggio dei giovani al grido di “Viva San Giovanni” e, a protezione, il segno della Croce. Ogni coraggioso che passava, affermava di non essersi scottato i piedi e voleva rifare il percorso nuovamente, eccitato dalle grida di incoraggiamento degli amici che si accingevano con entusiasmo a seguirlo nell’impresa. Alle grida di incoraggiamento, seguiva un silenzio profondo, mentre il giovane audace passava, per non distrarlo prima e per scoppiare, poi, in applausi e grida di gioia fino alla fine del percorso effettuato. I fuochisti erano sempre pronti con i loro rastrelli a colmare le orme lasciate dai piedi dell’ultimo coraggioso, perché il letto di bracia non presentasse buche pericolose per chi si accingeva al passaggio. I cuori di tutti i presenti palpitavano di trepidazione prima, di entusiasmo e ammirazione dopo il passaggio. Il piazzale davanti la chiesa brulicava di gente; la Madonnina sulla facciata era illuminata e sorridente. Le vecchine quasi cieche, di lato al falò, avevano una espressione raggiante.

I vecchi che avevano, per anni, partecipato al rito con entusiasmo, stavano, ora, di lato e assistevano gravi, rivivendo una seconda gioventù, guardando con entusiasmo i nuovi giovani. Così continuava la “festa” in onore del Santo infiammando i cuori di tutti. Con i volti luminosi erano tutti attenti e ansiosi di partecipare al “sacro rito” soprattutto i più giovani. Si andava avanti per ore, ravvivando la bracia che formava il letto su cui passare, con l’apporto di altri carboni ardenti prelevati dal falò che continuava ad ardere di alto, che faceva danzare sul muro della Chiesa ombre grandi e piccole tremolanti in una luce surreale. Era uno spettacolo carico di calore, di una luce arcana: ricca di sensazioni irripetibili che lasciavano nell’animo di ognuno desideri irreali, di sogni, voluttà inspiegabili.

C’era posto per tutti e tutti, eseguito il passaggio, erano pronti a ripetere l’esperienza che dicevano meravigliosa. I giovani fidanzati si cercavano dopo il rito, incapaci di esprimere le sensazioni provate, di comunicarsi l’un l’altro la magia di quell’evento, vecchio o nuovo che fosse per ciascuno. Il paese era tutto lì, in quel passeggiare cercandosi; in quel desiderio di rivivere l’esperienza, nell’oblio delle cose consuete, del lavoro di ogni giorno; in quel dividere calore umano, sogno, desiderio di elevarsi verso una realtà che aveva fatto sognare e comunicare l’un l’altro sensazioni magiche ed incantevoli. La catasta ora emetteva poche fiamme; la legna era pressoché finita: rimanevano le braci irradianti calore ma poca luce. A poco a poco, ubriachi di euforia e stanchi quasi di una magica realtà vissuta, con i cuori caldi di sentimenti, nuovi giovani e vecchi lasciavano il piazzale che, a poco a poco, diventava deserto. Le voci si spegnevano col rumore dei passi di colore che, ebbri di luce ed entusiasmo, a malincuore, salutando, lasciavano la Madonnina. Il piazzale, via via più solitario, con l’ultima bracia che ancora ardeva, vide le vecchine cieche, strette l’una all’altra, che, adagio adagio, cominciarono a scendere la scalinata che le portava verso casa loro.

Anch’esse si sentivano col cuore colmo di giovanili sensazioni e ringraziavano la Madonnina del Rosario e San Giovanni per aver concesso loro di assistere a questo, per loro, “santo rito” ancora una volta nella vita.

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